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7. Griffith, DeMille, Tourneur, Chaplin e la nascita di una nazione

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Terminata la sua esperienza alla Biograph, Griffith poteva ora dedicarsi alla produzione di Nascita di una nazione, un colossal sulla guerra di Secessione destinato a segnare una tappa fondamentale nella storia del cinema americano e mondiale. Il film narra le vicende di due famiglie amiche che vengono a trovarsi tra gli opposti schieramenti del conflitto. È significativo che Griffith individui nella Guerra di Secessione e non più in quella di Indipendenza l'episodio fondante della nazione americana.

Come indicato nei titoli di testa la storia è tratta dal romanzo, poi lavoro teatrale, The Clansman del reverendo Thomas F. Dixon, un'opera di scarso valore artistico, ma di cui Griffith, originario di una famiglia del sud rovinata dalla guerra, condivide l'inaccettabile ideologia razziale. Per la produzione del film Griffith riuscì a mobilitare capitali enormi, Nascita di una nazione finì per costare oltre 100.000 dollari, cinque volte di più di qualsiasi altro film finora prodotto in America. le riprese cominciarono nel mese di luglio per terminare nei primi si settembre, al montaggio Griffith lavorò fino agli ultimi giorni del 1914. Nascita di una nazione uscì nelle sale l'8 febbraio del 1915.

Locandina per il film Nascita di una nazione (1915) di David Wark Griffith ESCAPE='HTML'

Questo film rappresenta la summa di tutta l'evoluzione linguistica finora compiuta dal linguaggio cinematografico. Griffith dedicò molto più tempo al montaggio che alle riprese del suo film, segno di quanta importanza desse a questa fase di produzione. Infatti in Nascita di una nazione i tagli di montaggio sono molto più frequenti che in qualsiasi opera contemporanea ( ed in particolare rispetto ai film italiani ed europei del periodo). La cinepresa di Griffith passa con estrema agilità di scena in scena, di personaggio in personaggio, in una dinamica e ben calibrata alternanza di inquadrature larghe e strette. Al contrario i movimenti di macchina vi occupano un posto minimo, per Griffith non è importante il come muovere la macchina, ma il come spostarla. La cinepresa di Griffith coglie la scena da numerosi punti di vista, sembra essere dappertutto nello stesso momento, questo continuo spostarsi della cinepresa da al film un ritmo straordinariamente fluido.

È pur vero che il film mostra anche numerose pecche a cominciare dalla sceneggiatura stessa avvelenata dalle inaccettabili tesi razziali del reverendo Dixon. Si riscontra inoltre un'eccessiva drammatizzazione sia nella storia che nei personaggi privi di spessore psicologico, Griffith divide troppo nettamente e con estrema superficialità i buoni dai cattivi, il bene dal male, il nero dal bianco.

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Ma pur considerando tutti questi difetti Nascita di una nazione resta un capolavoro, l'opera che segna il passaggio dal cinema delle attrazioni al cinema classico. Confrontandolo con Cabiria, uscito meno di un anno prima, potremmo renderci conto della sua estrema modernità. Nel film di Pastrone, infatti, è ancora prevalente la volontà di “mostrare”, di stupire lo spettatore con immagini spettacolari, nel film di Griffith prevale invece la volontà di “raccontare”, di coinvolgere lo spettatore attraverso una narrazione chiara, lineare e ben ritmata. Con Nascita di una nazione finisce un vecchio modo di fare cinema e se ne inaugura una nuova forma.

Probabilmente il peso di questo film nel storia del cinema non sarebbe lo stesso se Nascita di una nazione non avesse ottenuto quell'enorme successo pubblico che ebbe. Le polemiche e le violente reazioni che il film suscitò per il modo negativo in cui rappresentava i neri d'America ed esaltava l'attività del Ku Klux Klan, lungi dal nuocergli ebbero l'effetto di portare ancora più spettatori nelle sale. Il record d'incassi registrato da Nascita di una nazione verrà battuto solo molti anni più tardi da Via col vento (un altro film sulla guerra civile americana).

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Il fiume di denaro che il film riversò nell'industria cinematografica americana la liberarono dai suoi complessi di inferiorità rispetto alle cinematografie europee. Nascita di una nazione dimostrò che l'investimento di importanti capitali poteva essere ben ripagato anche dal solo mercato nazionale. Il colossal di Griffith non fu, infatti, distribuito in Europa se non a guerra finita. Inoltre alla sua produzione lavorarono come aiuto registi numerosi futuri cineasti, basti citare Erich von Stroheim o Raoul Walsh, le cui opere brilleranno negli anni successivi. Grazie a questo film l'industria americana riprese fiducia in se stessa e nuovi e più importanti capitali cominciarono ad essere investiti nella produzione.

Griffith era intanto entrato nella direzione di nuova casa di produzione la Triangle Film Corporation. Fondata l 11 luglio 1915, questa casa di produzione era divisa in tre settori distinti ed indipendenti: la Tringle Fine Arts, che si occupava particolarmente di colossal e la cui direzione fu assunta da Griffith, la Triangle Kay-Bee, diretta da Thomas Harper Ince, per la produzione di film di genere drammatico e western, e la Triangle-Keystone totalmente dedicata alla produzione di film comici e diretta da Mack Sennett. La pur breve attività della Traingle, e particolarmente quella tra il 1915 e 1918, giocò un ruolo essenziale nell'affermazione a livello mondiale della cinematografia americana. Ince, Griffith, Sennett, concorsero in maniera determinante alla crescita e alla formazione di numerosi registi e attori che si sarebbero fatti protagonisti negli anni Venti.

Locandina per il film Intolerance (1916) di David Wark Griffith. ESCAPE='HTML'

Con la Triangle, Griffith diresse un solo film: il suo secondo e successivo capolavoro Intolerance. A spingere Griffith a dedicare un film al tema dell'intolleranza erano state le violente polemiche scatenante da Nascita di una nazione. Per affrontare questo soggetto astratto, Griffith mette a confronto, attraverso il montaggio parallelo, quattro diverse storie lontane nel tempo e nello spazio : la caduta di Babilonia, la passione di Cristo, la strage degli ugonotti nella notte di san Bartolomeo e una storia moderna ambientata di una città americana.

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Per passare da una storia all'altra Griffith interpone l'immagine allegorica di una donna, Lillian Gish, che dondola una culla. Ma nelle sequenze finali, probabilmente la parte migliore del film, Griffith abbandona quest'inserto per passare direttamente da un episodio all'altro in un climax crescente di suspence e tensione. Per l'episodio babilonese, ispirato ai colossal italiani, Griffith fece erigere, lungo il Sunset Boulevard, un enorme complesso scenografico rappresentate la città di Babilonia. Imitando Pastrone, Griffith ricorre, soprattutto in questo episodio, all'uso di gru e carrelli, e perfino di palloni aerostatici per effettuare le riprese aeree, ma nel suo cinema i movimenti di macchina non acquisiscono una vera valenza espressiva, Griffith se ne serve soprattutto per sfoggiare le sue mastodontiche e costosissime scenografie.

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Per realizzare questa titanica e ambiziosissima produzione furono, infatti, necessari capitali enormi, Griffith vi investi tutto il capitale guadagnato con Nascita di una nazione. Per questa ragione e e perché reduce dal grandioso successo del suo film precedente, Griffith concentrò su di sé l'attenzione della stampa e dei media fin dalle prime fasi di lavorazione del film. Per la prima volta, a balzare agli onori della cronaca non era una star o un marchio di produzione, ma un regista.

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I lavori di produzione si protrassero per lungo tempo, ma Intolerance poté finalmente uscire nelle sale nel settembre del 1916. Si rivelò un clamoroso fiasco commerciale, tanto che Griffith fu costretto a rimontarlo diverse volte e successivamente a distribuirne alcuni episodi separatamente per ammortizzarne le perdite. In seguito a questo insuccesso dovette per alcuni anni rinunciare alla sua indipendenza e tornare a girare per altre produzioni

Intolerance è senza dubbio un'opera malata di gigantismo ed autocompiacimento, ma che resta pur sempre, almeno nella sua concezione originaria, estremamente innovativa : in questo film il montaggio non serve più soltanto a raccontare, ma ambisce a stimolare la riflessione nello spettatore ed a persuaderlo moralmente. I primi a rendersi conto della portata rivoluzionaria di questo film furono i registi sovietici, ed in particolare Sergej Ėjzenštejn, che come vedremo, lavoreranno per realizzare un cinema utile ad istruire e formare lo spettatore.

Anche Thomas Harper Ince, diresse con la Triangle un solo film, Civilization, si tratta di un'allegoria pacifista con la quale Ince intendeva rispondere ad Intolerance. Il tema della pace e della fratellanza tra gli uomini era particolarmente sentito quegli anni negli Stati Uniti che intendevano restar fuori del conflitto che stava insanguinando l'Europa. Ma anche quest'opera, troppo pretenziosa, si rivelò un insuccesso.

Se Griffith segnò lo sviluppo del linguaggio cinematografico soprattutto attraverso l'uso del montaggio, altri registi come Cecil B. DeMille o Maurice Tourneur ebbero una forte influenza sui loro contemporanei per quel che riguarda altri aspetti della messa in scena. Cecil B. De Mille, drammaturgo mancato, introdusse nel cinema alcune soluzioni linguistiche, derivate dalla sua esperienza teatrale, che seppe con molta intelligenza integrare alle peculiarità della nuova arte. Il suo film I prevaricatori (1915) influenzò profondamente il modo di utilizzare le luci di scena.

DeMille ricorse a delle lampade ad arco, comunemente in uso in teatro, che gli permettevano di illuminare porzioni di scena lasciandone in ombra altre. La drammaticità di molte scene di questo film è dovuta proprio al sapiente uso di contrasti e agli effetti di chiaroscuro. Da questo momento, tutti i maggiori studi di Hollywood cominciarono ad attrezzarsi con diversi tipi di lampade con i quali ottenere gli effetti più vari.

Fannie Ward e Sessue Hayakawa in una scena del film I prevaricatori (1915) di Cecil B. DeMille ESCAPE='HTML'

Nel successivo Carmen (1915), film che riscosse un grande successo negli Stati Uniti, DeMille mostrava di saper dirigere i suoi attori con molta perizia, ma anche di porre gran cura anche nei costumi e nelle scenografie, abbandonò infatti i decori dipinti in favore di elementi plastici. Grazie a queste sue competenze e assimilata la lezione di Griffith, DeMille seppe sfruttare i primi piani in maniera molto più intensa ed espressiva. I suoi personaggi acquisiscono quel rilievo psicologico ed emotivo che non avevano quelli di Griffith.

Anche Maurice Tourneur era un uomo di teatro passato al cinema. Di origini francesi, stava girando un film oltreoceano al momento dello scoppio della Prima Guerra Mondiale. Impossibilitato a rientrare in Europa, Tourneur decise di rimanere negli Stati Uniti proseguendo la sua carriera di regista. Dopo un esordio in sordina Tourneur ebbe la possibilità di affermare il suo talento dirigendo Mary Pickford in film come The Pride of the Clan |►| o The Poor Little Rich Girl . In entrambi questi film del 1917, egli dava già prova di saper usare l'illuminazione di scena in maniera anche più sofisticata di DeMille, insistendo soprattutto sui toni cupi con le quali sapeva creare atmosfere particolarmente ricche di pathos come nel film poliziesco The Hand of Peril (1916).

Nel 1918 realizzò tre film tutti tratti da preesistenti opere teatrali: The Blue Bird, Prunella, A Doll's House. È in queste opere che Tourneur esprime al meglio la sua poetica, in particolare con The Blue Bird. In questa fiaba che si svolge in un mondo immaginario Tourneur utilizza delle scenografie estremamente stilizzate tratte dal teatro d'avanguardia. La sua minuziosa ricerca formale trasforma ogni scena in un'opera pittorica preannunciando l'esperienza dell'espressionismo tedesco ed influenzando fortemente i registi americani.

Gli anni del Primo Conflitto Mondiale sono anche quelli in cui si afferma la stella di Charlie Chaplin che in questi anni produrrà i suoi migliori cortometraggi. Da un punto di vista linguistico, l'opera di Chaplin ebbe un'influenza senza'altro minore rispetto a quella di Griffith, DeMille o Tourneur eppure, a distanza di oltre mezzo secolo, i suoi film continuano ad incontrare il gusto del pubblico in ogni parte del mondo, molto più di quanto non facciamo quelli dei suoi contemporanei.

Nato in un sobborgo di Londra, orfano di padre, Charlie Spencer Chaplin ebbe un'infanzia piuttosto difficile, spesso evocata nei film. Divenuto attore nella compagnia di Fred Kadmo partì con questa per una tournée negli Stati Uniti insieme al fratello Sydney e a Stan Lauren che più tardi, insieme ad Oliver Hardy, darà vita ad una delle più famose coppie di comici della storia del cinema. Durante la tournée americana fu notato da Mack Sennett. Chaplin veniva messo sotto contratto dalla Keystone  di Sennett nel 1912, mentre Stan Lauren andava a sostituirlo negli spettacoli della compagnia di Kadmo.

L'anno trascorso alla Keystone rappresentò per Chaplin una sorta di apprendistato. Dopo qualche ruolo di comparsa al fianco di Mabel Normand e dei Keystone Cops, divenne spalla del già celebre Fatty Roscoe Arbukle. Ma già nel 1913 Chaplin passava alla Essanay, è qui che diresse ed interpretò i suoi primi cortometraggi, ma soprattutto ebbe modo di creare il personaggio del vagabondo che lo avrebbe rese celebre. Le caratteristiche di questa sua maschera sono già del tutto complete nel sesto cortometraggio che Chaplin realizzò alla Essanay: The Tramp (1915).

Charlot, questo il nome dato alla sua maschera, è un vagabondo, vestito come un con una bombetta nera, uno smoking sgualcito, bastone e due grandi scarpe calzate al contrario. I suoi abiti, benché malandati, sono quelli di un vero gentleman inglese. Alla fine di ogni disavventura lo vedremo spolverasi la giacca, riaggiustarsi la bombetta sulla testa ed avviarsi solitario sulla strada verso il tramonto. Ma se è alla Essanay viene alla luce Charlot è alla Mutual Film che spiccherà il volo. Questa casa di produzione, con la quale Chaplin inzierà a lavorare nel 1916, gli offrirà maggiori mezzi di produzione ed una più ampia libertà di movimento, grazie ai quali potrà maturare il suo stile e la sua poetica. Qui Chaplin produrrà alcuni dei suoi più celebri cortometraggi come Charlot al pantinaggio | ►| , L'emigrante | ►|, La cura miracolosa | ►| o L'evaso | ►|. La strada della paura (1917) è, pur nell'eccezionalità del lieto fine, il film che meglio mette in evidenza le caratteriste del vagabondo.

Charlot è il non integrato, l'estraneo, lo straniero, alla ricerca dell'accettazione sociale. Egli incarna l’aspirazione alla dignità di ogni essere umano. Si serve dei panni dell'emarginato per scagliare la sua satira contro l'altro lato del sogno americano, le contraddizioni di quel sistema che stava rendendo ricchi molti americani. Con Chaplin si va oltre lo slapstick: la maschera si fa personaggio, la risata non è più fine a se stessa.

Intanto la guerra volgeva al termine. Il cinema americano aveva ormai raggiunto la sua piena maturità linguistica, mentre l'industria si era andata strutturando in un solido sistema industriale, avvantaggiata anche dal fatto che, durante gli anni della guerra, le produzioni europee aveva subito una battuta d' arresto. I film prodotti negli Stati Uniti poterono invadere i mercati del Vecchio Continente, dove si imposero grazie alle qualità tecniche e linguistiche ormai acquisite.

7. Griffith e la nascita di una nazione

Riferimenti bibliografici e sitografia

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